Vecchie varietà di Albicocche del Vesuvio

etichetta narrante

Le varietà
Con il termine “Albicocca del Vesuvio” si indica un insieme di diverse cultivar (anticamente erano quasi cento) originarie dell'area vesuviana, che si distingue per la ricchezza e la diversità dei biotipi locali ancora presenti. Le varietà coltivate dai produttori del Presidio sono: Baracca, Boccuccia liscia, Boccuccia spinosa, Ceccona, Fracasso, Monaco bello (sinonimo: Prete Bello), Palummella, Pellecchiella, Portici, San Castrese, Vitillo, Cafona, Prete, Taviello, Puscia, Vicienzo e Maria, Vollese, Caiana, Ottavianese, Resina, Carpona, Cafona III e Palummella II. Generalmente i frutti hanno una polpa consistente e un buon rapporto tra contenuto di zucchero e acidità. La buccia è di colore rosso sfumato o punteggiato su base giallo-aranciata. Dagli anni ‘70, il processo di urbanizzazione nell’area vesuviana ha confinato la coltivazione dell’albicocco in frutteti minuscoli, spesso rinchiusi tra gli edifici, puntando alla selezione e all’impianto di varietà moderne. Il Presidio vuole salvaguardare la biodiversità varietale, tutelando i vecchi impianti e le cultivar autoctone rimaste.

Il territorio
Le 23 cultivar di albicocco sono coltivate in un’area del Vesuvio che va dai 50 ai 150 metri
di altitudine, compresa nei comuni di Somma Vesuviana, S. Anastasia, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Cercola, San Sebastiano, S. Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Trecase, Boscotrecase, Boscoreale, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, in Provincia di Napoli. Qui, i terreni sono vulcanici, prevalentemente sabbiosi e ricchi di sali minerali, in leggero declivio ed esposti a sud-ovest. Il clima è mediterraneo, secco d’estate e piovoso di inverno, ideale per la coltivazione dell’albicocco. L’escursione termica dal giorno alla notte, tipica del territorio, influisce positivamente sul grado zuccherino del frutto.

La coltivazione
I produttori del Presidio coltivano complessivamente circa 20 ettari ad albicocco. Le piante
sono coltivate in vaso oppure in campo, ad una distanza di circa 4 metri sulla fila e 4,5-5 metri tra le file, con un massimo di circa 850 piante per ettaro. In autunno si opera una leggera fresatura del terreno e in estate si eseguono due o tre tagli per evitare un inerbimento eccessivo. Il terreno è fertilizzato con sostanze organiche e in caso di estrema necessità, si irriga a goccia.

La raccolta e la lavorazione
La raccolta è manuale e avviene dalla fine di maggio alla metà del mese di luglio. Oltre ad essere consumate fresche, le albicocche sono trasformate in confettura extra, prodotta senza l’utilizzo di pectina e con una percentuale minima di frutta pari al 70%.

L’etichetta narrante è un progetto Slow Food e racconta il prodotto, chi lo produce e tutta la filiera