Pisello Centogiorni

etichetta narrante

La Varietà
Il pisello centogiorni presenta frutti (baccelli) di colore tendente al verde chiaro mediamente di 8-12 cm di lunghezza e semi tondi (parte edibile) di circa 5 mm di diametro. Ogni baccello contiene mediamente 7-8 semi. La pianta è un’erbacea annuale rampicante, con fusto cilindrico sottile e gracile. Le foglie sono pennate con stipole basali e cirro all’estremità, i fiori sono bianchi con una corolla piuttosto vistosa.

La Storia
In assoluto la coltivazione del pisello è antichissima e risale a molte migliaia di anni prima di Cristo. Il pisello Centogiorni è diffuso da almeno un secolo e nell’area di vocazione produttiva raggiunge una discreta diffusione; il consumo è essenzialmente limitato al mercato locale.
Fino agli anni ’70 questa varietà era molto diffusa: nell’area vesuviana l’area dedicata ai piselli centogiorni era di circa 500 ettari. Poi è iniziato un progressivo declino: il mercato richiedeva varietà più produttive, adatte alla trasformazione (piselli surgelati e in scatola) e dalla coltivazione meccanizzabile. Il pisello centogiorni è sopravvissuto soltanto negli orti familiari. La semente è stata tramandata di generazione in generazione da pochi agricoltori ed è conservata nella banca del Germoplasma Orticolo Campano.
Il Presidio è nato per salvare e promuovere questa varietà, attualmente coltivata in piccolissimi appezzamenti (per un totale di circa dieci ettari) e per valorizzare il lavoro dei contadini vesuviani.

Il territorio
Comuni dell’area vesuviana: Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Cercola, Napoli-quartiere Ponticelli, San Sebastiano al Vesuvio, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Trecase, Boscotrecase, Boscoreale, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Pomigliano, Poggiomarino, Pompei (provincia di Napoli).

La coltivazione e la raccolta
Il suo nome è legato alla durata media del ciclo produttivo. Si semina in campo aperto tra novembre e aprile-maggio la raccolta è effettuata ordinariamente da marzo ad aprile. Spesso viene coltivato in consociazione con colture arboree come l’albicocco e il ciliegio, in alcuni casi con la vite, e non deve essere irrigato. Le piante sono rampicanti e hanno bisogno del supporto di un sistema di pali in legno (tradizionalmente si utilizzavano quali tutori rami di potatura del nocciolo) e fili intrecciati oppure di reti. Tutte le fasi sono manuali, dalla semina (a file singole) alla raccolta dei baccelli freschi, che è lunga e scalare. I piselli si mangiano verdi, allo stadio “ceroso”, oppure secchi, quando i semi assumono un colore beige.

L’etichetta narrante è un progetto Slow Food e racconta il prodotto, chi lo produce e tutta la filiera.